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Jacques Delors. L'idea e la visione di un'Europa sociale. Conversazione con Antonio Foccillo

13/01/2024 18:02

Euroeconomie

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Jacques Delors. L'idea e la visione di un'Europa sociale. Conversazione con Antonio Foccillo

Delors aveva idee diverse da quelle prospettate negli anni dell'austerity espansiva. Servono politiche per coniugare tecnologia, welfare ed eguaglianza

Conversiamo con il professor Antonio Foccillo
Docente in Diritto del lavoro presso Università di Foggia, e dirigente sindacale.

a cura di Alessandro Mauriello per Euroeconomie

 

In questi giorni è venuto a mancare uno dei padri fondatori dell’Europa del Mercato unico, Jacques Delors, già presidente della Commissione UE e regista delle riforme Ue, come ben descrive Enrico Letta, presidente dell’Istituto che porta il suo nome a Bruxelles: “un progetto di riforme di lungo periodo che poggi su concorrenza, cooperazione e solidarietà”. Gentile professor Foccillo, lei, in tanti suoi saggi, si è occupato delle politiche neo liberiste e mercatiste applicate nelle policies inerenti il processo comunitario.


Ci può descrivere la figura chiave di Delors, appena scomparso per tale processo?
Nel quadro europeo la figura di Delors ha significato l’idea e la visione di una Europa sociale, ancorata in modo forte all’idea del Modello Sociale Europeo, insomma una idea diversa da quella finora conosciuta, prospettata negli ultimi anni da questa classe dirigente europea, dell’austerity espansiva.
Progettata su tesi di sviluppo economico tese a ridurre lo stato (Scuola di Chicago e Ordo Liberismo), il welfare come patto sociale di sviluppo, a non pianificare e implementare politiche di sviluppo macroeconomiche.
Tale visione riprende il concetto di “riduzione dei costi dello stato sociale”, della necessità urgente di tagliare pensioni e spesa sanitaria, oltre che ridimensionare la spesa pubblica, intervenendo con drastiche
misure nel pubblico impiego, con evidenti deficit in termini di progettazione del sistema paese, guardiamo alla mancanza di competenze per la gestione del PNRR.
Se smantelliamo il nostro sistema pubblico, e il nostro welfare europeo cosa rimane del sistema paese, dei sistemi produttivi inseriti nella comunità/unione europea. Come comunità non solo economica, ma politica.


Che ruolo avrà il Sindacato europeo ?
Qui inserisco l’esperienza che feci come responsabile Uil nazionale delle questioni europee, e lì conobbi Delors, la sua capacità di confronto e di attenzione alle questioni sociali.
In vari Congressi Ces il Sindacato Europeo, e in altri occasioni seminariali in quella fase in cui Delors era a capo della Commissione Europea si avviò una forte discussione sull’Europa sociale, sul tentativo di connessione tra egualitarismo e libertà, tra ammodernamento del welfare pubblico e formazione permanente dei lavoratori con elementi importanti per i corpi intermedi come:
• Dialogo sociale
• Contrattazione sovra nazionale
• Partecipazione
Protagonisti di questa fase furono nel Sindacato Emilio Gabaglio, Bruno Trentin, Tonino Lettieri, dirigenti di primo piano delle loro organizzazioni, che agivano sempre nell’interesse generale .

 

Come coniugare innovazione tecnologica welfare ed eguaglianza?
Le parole chiavi dovranno essere Conoscere per Controllare poi Decidere, il metodo utilizzato da Mitterand, Fabius e Rocard del PS francese per avviare una fase di sviluppo importante e di riforme nella
Francia di allora.
Cosi dobbiamo ritornare alla politica, alla buona politica che metta al centro dell’economia sostenibile:
• La Persona
• La Formazione
• La Mobilità
• La lotta alle nuove Disuguaglianze
• Regolazione sulle nuove tecnologie come Intelligenza Artificiale Generativa ecc.
• Sanità
• Una nuova politica di coesione e fondi Ue


Nello scenario geo politico/economico quale sarà il ruolo dell’UE?
Nelle crisi geo politiche odierne deve ritornare con un nuovo ruolo di diplomazia internazionale, e un nuovo ruolo della diplomazia ambientale, sulla Transizione digitale e ecologica ci giochiamo il futuro del sistema globale.
Poi dobbiamo mettere mano subito ad una riforma della stabilizzazione fiscale nell'Unione scorporando gli investimenti, tornare ad un sviluppo economico descritto in esordio, una vera riforma delle istituzioni con un vero esecutivo e una vera politica estera comune.


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