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Les résultats surprenants des élections françaises. Quel sera l’impact sur la gouvernance de l’économi

17/07/2024 21:17

Euroeconomie

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Les résultats surprenants des élections françaises. Quel sera l’impact sur la gouvernance de l’économie

Saranno mesi che dalle urne condurranno al nuovo governo. L'estabishment economico e politico francese si candida a dirigere gli indirizzi del nuovo ciclo UE

FR - L'establishment politique et économique français et les ministres de l'économie du nouveau gouvernement regarderont avec intérêt la reprise du cycle politique et institutionnel à Bruxelles auquel ils voudront apporter leur contribution en termes d'orientation. 

EN - The French political and economic establishment and the economic ministers of the new government will look with interest at the restart of the political and institutional cycle in Brussels to which they will want to give their contribution in terms of direction.

Gli elettori francesi come noto hanno deciso, per circa due terzi, di votare al secondo turno delle elezioni legislative schieramenti dichiaratamente ostili alla destra estrema, data in netto vantaggio alla vigilia dell'8 luglio.

Un clamoroso sussulto nella storia politica europea.

I risultati definitivi dicono che la sinistra ha nella nuova assemblea 182 deputati, segue il partito di Macron Ensemble con 168. Solo terzo il Rassemblement National di Marine Le Pen con 143 deputati.

Non sono però solo forze contro la destra nazionalista e populista. Del Fronte popolare sono state apprezzate, ogni oltre previsione, sia le istanze radicali che le ascendenze socialiste, di lunga tradizione in Francia, dell'offerta politica.

Il macronismo ha sostanzialmente e sorprendetemente tenuto, presidiando l'area centrale dello spettro politico, offrendo un contenitore che le President ha saputo comunicare con la proverbiale enfasi che piace alla componente moderata e modernista della società francese, non a caso espressione di una contemporaneità urbana che è vanto della borghesia francese degli ultimi anni.

Il lepenismo è sicuramente in crescita ma tutto proteso a interpretare, almeno in questa tornata, un revanchismo nazionalista e valoriale che a due terzi dei francesi è apparso un azzardo retrotopico per un paese orgogliosamente avanguardista sui diritti civili e sulla tolleranza multiculturale nonché fondatore e timoniere dell'Unione europea seppur in condominio con la Germania. Il mix tra l'idea di nazione e quella di grandeur proposta dal giovane Bardella i è rivelato minoritario rispetto alla percezione, riflessa maggioritariamente nell'urna, della Francia come grande Paese pulsante, reattivo e, seppur tra tante contraddizioni, poco incline a rinchiudersi in una ridotta tradizionalista, con troppe evocazioni, non di rado confuse e urlate, di letture novecentesche delle idee di razza, genere, ordine. 

Si annunciano settimane di negoziati ed attendismi tattici, di sovrapposizioni e contrasti, dopo la tregua e le desistenze nei collegi, tra l'Eliseo e agguerrite fazioni nel composito Fronte alla sinistra del suo Ensemble e che Macron vuole scomporre e diluire in un governo che contemplerebbe anche i gollisti classici non lepenisti. 

 

Il dopo elezioni e l'economia.

L'impressione è che Macron resti fedele alla sua mission di rappresentare il fronte di alta burocrazia, imprenditoria e finanza della seconda potenza dell'UE. Il Presidente ha sempre agito dichiarandosi convinto che la Francia potrà resistere nei marosi burrascosi dell'economia globale contemporanea grazie al suo originale mix di dirigismo enarchico e consolidamento arcigno degli asset produttivi. La riproposta di questo schema di potere evidentemente non convince in termini di tutela categoriale il mondo sindacale e non rassicura abbastanza il complesso puzzle del lavoro salariato francese, da anni più attento ai propri diritti e destini personali che al primatismo economicista riproposto in tutte le salse dal macronismo, in proiezione europea e globale.

Col passare dei mesi si comprenderà meglio se e come il nuovo Patto di Stabilità e crescita dell'Unione riuscirà o meno a proteggere la Francia da indirizzi di austerità fondati sul recupero di sostenibilità del debito pubblico. E si comprenderà ancor meglio se seguiranno fatti concreti riguardo un nuovo corso di investimenti coordinati dai governi promessa negli ultimi anni da Bruno Le Maire per assicurare sviluppo a Francia e Unione europea. Uno slancio in questa direzione può darlo l'ormai prossimo riavvio del ciclo politico e istituzionale a Bruxelles al quale l'establishment politico ed economico francese e i ministri economici del nuovo governo guarderanno con interesse e con l'intento di non giocare un ruolo secondario. 

 

Angela Di Stefano @euroeconomie.it


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