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Transizione ecologica e Sviluppo economico nell'UE

21/05/2022 11:21

Euroeconomie

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Transizione ecologica e Sviluppo economico nell'UE

L'intervista a Michele Fina,membro del Comitato interministeriale per la transizione ecologica di Bruxelles. A cura di Alessandro Mauriello

Transizione ecologica e Sviluppo economico 

Sul fronte della Coscienza critica della modernita', si e' avviato nel discorso pubblico europeo e globale un inquandramento importante sui temi della Transizione  ecologica e sul cambiamento  climatico. Una nuova visione comune, sull' Ecologia integrale di Papa Francesco, che ha avuto grossa eco tra i policy maker europei, con i vari provvedimenti di programmazione settoriale su quanto richiamato. Analizzeremo il contesto con il dottor Michele Fina, direttore dell' Associazione Tes Transizione ecologica solidale e membro del Cite Comitato interministeriale per transizione ecologica. Organismo con sede a Bruxelles, attiva sul fronte policies europee. 

 

1. Come cambierà nel prossimo futuro il lavoro per fattori come digitale ecc ?

Difficile dirlo, tendo a diffidare dei futurologi. Quello che vediamo oggi ha a che fare con due fenomeni principali, da un lato la perdita di posti di lavoro dovuta ai fenomeni di digitalizzazione e meccanizzazione delle mansioni. Questo accade in particolare per i lavori caratterizzati da un alto livello di ripetitività. Quello che possiamo dire in questo caso è che i lavori che presentano dei livelli di creatività, capacità di gestire l’imprevisto e l’opera intellettuale riescono a difendersi molto meglio dal rischio di sostituzione. Il secondo fenomeno è invece legato all’evoluzione del modello di produzione. Le transizioni gemelle, quella ecologica e quella digitale, stanno imponendo nuovi modelli di produzione, nuove tecnologie, nuovi materiali. Questo impone la necessità di lavorare molto più e molto meglio che in passato sulla formazione e di investire sulle politiche attive per accompagnare i lavoratori nel processo di riconversione. D’altro canto stanno nascendo nuove funzioni, mansioni, specializzazioni che fino a pochi anni fa non esistevano. Siamo in una fase di evoluzione e questo può determinare incertezze, è successo la stessa cosa quando il motore a scoppio ha sostituito le carrozze trainate da cavalli. La cosa fondamentale è non lasciare da sole le persone ma accompagnarle in questo processo, garantendo loro dignità, diritti e salari adeguati.

 

 

2. Vista attività della sua associazione quali saranno gli effetti sociali di tale mutamento?

Come dicevo il cambiamento può generare incertezza. Pandemia e guerra contribuiscono ad alimentare la paura. Dobbiamo essere molto attenti perché quando si attraversa il guado di un fiume per passare dall’altra parte, il momento in cui siamo immersi con i piedi in acqua è anche quello più delicato. Questo non vuol dire che il fiume non debba essere guadato, al contrario è necessario riscoprire il ruolo dello Stato come elemento stabilizzatore delle crisi economiche e sociali. Siamo una comunità e dobbiamo aiutarci, i più fragili e i più esposti vanno sostenuti e accompagnati. La transizione può rappresentare la strada per un futuro socialmente più equo a dispetto di un passato insostenibile. È il modello che abbiamo avuto fin qui che ha generato gli squilibri e le disuguaglianze che oggi stiamo pagando, sarebbe paradossale che i più fragili, coloro che più hanno pagato il prezzo di un modello di sviluppo iniquo, debbano oggi anche pagare i costi della transizione. La transizione va governata.

 

3. Veniamo al tema sviluppo sostenibile e città. Come giudica lo stato dell'arte della declinazione agenda 2030 nel nostro sistema paese?

Purtroppo ancora molto indietro. Le città sono responsabili dei tre quarti delle emissioni di gas serra. Ho scelto di vivere in Abruzzo anche perché credo nella qualità della vita e credo che le aree interne possano insegnare molto sulla riconciliazione dei tempi di vita. Sostenibilità infatti non vuol dire solamente tutela ambientale, ma anche accesso al welfare, alle prestazioni sociali, presenza di una rete di cura, sanità. Credo che le opportunità derivanti dal digitale possano aiutare molto a decongestionare i centri urbani principali e a ridare vita ai territori periferici, permettendo di lavorare, di accedere ai servizi della pubblica amministrazione della sanità. Anche per questo dobbiamo batterci ad esempio affiché le gare per la realizzazione della rete a banda ultra larga partano prima di tutto dai centri minori.

 

4. La Rigenerazione urbana può divenire strumento di rigenerazione sociale?

Assolutamente. Con l’Associazione TES lavoriamo molto su questo tema, abbiamo organizzato diverse iniziative, studi e momenti di confronto. I luoghi dell’abitare sono fondamentali per la qualità della vita. Questo si intreccia inoltre con molti altri temi, la riduzione del consumo di suolo, la disponibilità di spazi verdi, la riqualificazione e l’efficientamento energetico, la riduzione del fenomeno della povertà energetica. Il 9% delle famiglie italiane non riesce a riscaldare o rinfrescare la propria abitazione in modo adeguato a causa dei costi delle bollette, al sud raggiungiamo picchi del 22%. E questi sono dati precedenti al caro energia che oggi sono destinati inesorabilmente ad aumentare.

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a cura di Alessandro Mauriello @euroeconomie


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