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La rappresentanza dei diritti dei lavoratori nell'UE : luci ed ombre dell'esperienza italiana

03/04/2022 10:33

Euroeconomie

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La rappresentanza dei diritti dei lavoratori nell'UE : luci ed ombre dell'esperienza italiana

Le mutate relazioni industriali che hanno condizionato il sistema produttivo italiano- di Sergio Negri e Alessandro M

Le tutele del lavoro nell'Italia di oggi

 

Le mutate relazioni industriali negli ultimi due decenni hanno condizionato il sistema produttivo italiano portando a una frammentazione del lavoro. Questo nuovo assetto dispiega tutta una serie di discriminazioni e disuguaglianze che coinvolgono settore pubblico e privato, aziende piccole e grandi, colpendo soprattutto le nuove categorie di lavoratori, sempre più numerosi e privi di qualunque tipo di tutela.

In questo quadro, lo Statuto dei lavoratori del 1970 non ha perso il suo valore simbolico e rimane tutt’oggi la base dei diritti fondamentali dei lavoratori. Lo Statuto rappresenta indubbiamente un importante traguardo in ambito di riforma sociale, il primo di una lunga serie di conquiste che hanno caratterizzato tutti gli anni Settanta. 

Nei cinquant’anni successivi all’entrata in vigore dello Statuto, i cambiamenti economici e sociali e le riforme politiche hanno sicuramente indebolito l’efficacia normativa della legge. Si pensi ai ripetuti tentativi dei governi Berlusconi di abolire l’art.18, poi definitivamente snaturato dalla legge Fornero del 2012 e dal Jobs Act del 2014. 

La persistenza di alti tassi disoccupazione in Italia dimostra che attenuare le tutele dei diritti dei lavoratori salariati non assicura uno slancio dell'offerta nel mercato de lavoro, mimando al contempo la coesione sociale acuita dal venir meno di una diffusa percezione della stabilità occupazionale.   

 

L'importanza della memoria della stagione politica dello Statuto

 

La storia delle relazioni industriali ha vissuto ben altre fasi, nelle quali i lavoratori erano riusciti a garantire al sistema occupazionale dell'Italia un quadro di stabilità e certezza. Non sono passati due anni, dal cinquantesimo anniversario dello Statuto dei Lavoratori. A rimarcarne nel 2020 l'importanza, fu un significativo appuntamento “Dall’Autunno caldo allo Statuto dei lavoratori. Verso i cinquant’anni dello Statuto " organizzato il 20 febbraio 2020 dalle Fondazioni G. DI Vittorio, B. Buozzi, e M.Pastore, congiuntamente al Comitato per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri presso la Sala del Parlamentino del Cnel con Giorgio Benvenuto, Carlo Ghezzi e Raffale Morese con alcuni esperti in diritto del lavoro come i prof.ri Vincenzo Ferrante, Franco Liso, Luigi Mariucci .
Ad inizio cerimonia, fu trasmesso un filmato sull’amicizia tra Federico Mancini e Gino Giugni, che appena laureati in Legge su una nave chiamata Vulcania, verso gli Stati Uniti cementarono una amicizia che poi sarà il volano dell’idea di innovare il diritto del lavoro, e il sistema di relazioni industriali italiano.

I dirigenti delle tre rispettive organizzazioni sindacali interagirono sul percorso dell’Autunno caldo e sulla formazione della grande sperimentazione dell’FLM. Periodo che portò alla stesura e alla successiva promulgazione dello Statuto (Legge n. 300) nel 1970 attraverso il concerto dei ministri Giacomo Brodolini, o Donat Cattin esponente di punta della Sinistra sociale della Dc.

 

Lo Statuto come atto fondamentale dello sviluppo propulsivo del ruolo sindacale.

 

Tracciando un profilo che non sia solo giuslavoristico, sindacale o da addetto ai lavori, lo Statuto non fu solo un raffinato intervento normativo, o meramente regolatorio.
Ma molto più nella realtà dei mutamenti di struttura sociale che il “sistema paese” stava vivendo, e le metamorfosi che il movimento progressista e socialista stava subendo nel suo “protagonismo politico” e di mediazione sociale, oltre le costituencies.

La legge 300 oltrepassava “l’obiettivo del buon quadro di equità e solidarietà sociale” (Ida Regalia, in Un Mondo del Lavoro senza dialogo tra generazioni pgg. 80 in ItalianiEuropei, 1 , 2013) essa diventa atto fondamentale dello sviluppo propulsivo del ruolo sindacale.

 

I tempi recenti e la rappresentanza del lavoro

 

Anche oggi, in una epoca nella quale la deriva individualistica sui luoghi del lavoro, destruttura le piattaforme e la dimensione collettiva, la tutela dei diritti dei lavoratori riveste una importanza fondamentale per lo sviluppo di una società coesa e civile, pur nell'impetuoso affermarsi del quaternario capitalistico..
La rappresentanza del lavoro viene troppo spesso svilita; non legata alle esigenze dei lavoratori; il lavoro è de facto considerato un fattore debole di competitività del sistema economico, sottoposto a orientamenti di veduta corta e corto respiro nel quale la disintermediazione distrugge non solo le procedure democratiche, ma l’orizzonte di un “nuovo patto sociale” (M.Landini) che comprenda una vera “società della conoscenza” connesso ad un vero sviluppo sostenibile come afferma il prof. Leonello Tronti:
“In altri termini, siamo ormai entrati tutti (e da tempo) nell’Economia della conoscenza. Ma non è sufficiente vivere in un mondo caratterizzato da un certo livello di sviluppo tecnologico. La tecnologia è solo un enabler: rende possibile fare cose prima impossibili, ma non può garantire un vero progresso se l’uomo non sa come sfruttarne le potenzialità ai fini dello sviluppo umano, non per pochi ma per tutti. Per avere un solido aggancio all’Economia della conoscenza la tecnologia è condizione necessaria, ma assolutamente non sufficiente. Il Paese si deve dotare di un’istituzione particolare: un Sistema nazionale di innovazione. Non la semplice proliferazione di centri di ricerca pubblici e privati e di istituzioni che si occupano per statuto della conoscenza, ma un vero e proprio sistema. Capace di coinvolgere e far collaborare centri di ricerca, amministrazioni pubbliche e parti sociali su un progetto coerente di sviluppo (come ad esempio il Fraunhofer in Germania o l’Istituto per l’innovazione sociale in Olanda).Con il fine di assicurare la qualità dell’informazione e dirigere la produzione di conoscenza lungo un sentiero di vero progresso, la cui costruzione rechi benefici a tutte le forze in campo”.

 

Sergio Negri e Alessandro Mauriello* ** per le rubriche Macro/Scenari e Cultura Economica di @europolitiche

 

*il primo paragrafo è da attribuire esclusivamente ad Alessandro Mauriello, il restante testo del'articolo e scritto a due mani dagli autori

**si ringrazia Meridiano Italia Tv per aver concesso la riproduzione di parte dell'articolo pubblicato


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