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Sviluppo economico, globalizzazione sistemica e delocalizzazione produttiva

02/04/2022 11:14

Euroeconomie

Euroeconomies, Recent articles, Macros/Scenarios, Economic culture, produzione, delocalizzazioni, delocalizzazioni-produttive, capitale, lavoro,

Sviluppo economico, globalizzazione sistemica e delocalizzazione produttiva

Un nuovo modello di politiche industriali? -di Alessandro Mauriello

In questi mesi si è aperta in Italia una larga mobilitazione sindacale rispetto alle note vicende della vertenza GKN di Firenze, come su altre non meno importanti dal punto di vista dell’impatto occupazionale , sociale, e territoriale, si veda la Whirpool di Napoli .
Altresì un’ ampia discussione, dentro e fuori dal governo per intervenire in termini di politiche del lavoro da parte del Ministro competente, Andrea Orlando sui riflessi sul sistema paese.
Visto che le molte vertenze in discussione al Ministero dello Sviluppo economico sono inerenti il Mezzogiorno, territori già colpiti dalla desertificazione industriale, dalla crisi pandemica, e dalla lunga “Questione Meridionale”, tema sempre più attuale nell’agenda politica per il superamento dei divari di cittadinanza, rilevati dal direttore di Svimez Luca Bianchi, in concerto con il tema della coesione territoriale come fattore di sviluppo economico anche per il nord del paese, come affermato dal prof. Gianfranco Viesti nei suoi numerosi lavori accademici, ed editoriali.

 

Le nuove norme antidelocalizzazioni in Italia 

 

Nelle norme “anti-delocalizzazione” contenute nella legge di Bilancio 2022, alla cui stesura hanno lavorato gli staff del Minsitro del Lavoro Orlando e del vice ministro Todde, si parla di una procedura che si innesta sulla scelta operata da alcune realtà imprenditoriali di chiudere, per cessazione dell’attività, una sede o uno stabilimento, facendone derivare dei licenziamenti. Quindi, una procedimentalizzazione della volontà di cessare l’attività, a prescindere dalla circostanza che si delocalizzi o meno, con il coinvolgimento dei player sindacali ed istituzionali.

Sono norme che chiamano in causa la responsabilizzazione sociale delle imprese coinvolte. Si richiede, finalmente e a ragione, alla parte datoriale di ipotizzare soluzioni condivise utili a ridurre l’impatto sociale di scelte che hanno natura imprenditoriale. 

 

Politiche industriali, sviluppo sostenibile, concertazione allo sviluppo

 

Le recenti crisi industriali ed occupazionali dimostrano che nvestimenti e attività produttive che sono connesse al tema dirimente delle politiche industriali , dello sviluppo sostenibile, della “concertazione allo sviluppo”(L. Tronti).
Il crollo degli investimenti pubblici e privati, hanno impedito in questi anni: una “crescita sostenibile”, un “Capitale Umano” adeguato alla sfida globale in termini di formazione ed educazione permanente rispetto ai cambiamenti organizzativi complessi (G. Alessandrini, P. Dominici), un ammodernamento dei sistemi produttivi, con una bassa innovazione di processo e di prodotto, nonostante i dati diffusi sulla produzione manifatturiera si guardi ai lavori del prof. Marco Fortis, che ci indicano come il secondo paese industriale dell’Ue.
In integrazione a tale tendenza “la globalizzazione, con lo straordinario aumento dell’offerta di lavoro competitivo, e la tecnologia dell’informazione, con l’opportunità di una nuova intensa fase di sostituzione di capitale a lavoro, di disintermediazione di molte attività di servizio e di promozione di un nuovo lavoro individuale attraverso piattaforme digitali, hanno trasformato le filiere del lavoro e reso più difficile la sua organizzazione.”(F. Barca, P. Luongo, Un Futuro più giusto)
Dopo le misure emergenziali, è venuto il tempo di politiche strutturali che combattano “la bassa propensione delle imprese a investire, verso un aggancio sicuro all’economia della conoscenza”(L. Tronti in “Per un Nuovo Patto Sociale”):
• Tale politica di programmazione dovrà coinvolgere i corpi intermedi con le loro proposte, in concerto con una nuova governance della contrattazione, per esempio attraverso strumenti come il Piano del Lavoro proposto dalla Cgil, come “dorsale di diffusione del nuovo sviluppo non solo tra le imprese, ma anche tra i territori offrendo una base di coordinamento e moltiplicazione di azioni, informazioni e risultati attraverso le diverse istituzioni bilaterali e confrontandosi sia con le amministrazioni, sia con le istituzioni pubbliche e di ricerca deputate alla politica industriale sia con le banche e le istituzioni finanziarie.” ”(L. Tronti in “Per un Nuovo Patto Sociale”).
• Ma l’innovazione più urgente nel disegno complessivo di questo tipo di proposte è il l’apporto dei lavoratori ai processi creativi delle attività produttive di lavoro, il lavoro ridisegna lo sviluppo umano, ciò che viene chiamata dal prof. Leonello Tronti “partecipazione cognitiva”.
• Una contrattazione sui processi digitali, e sulla formazione dei
lavoratori

• La formazione diviene leva dello sviluppo sostenibile, costruzione della cittadinanza sociale anche sui luoghi di lavoro nella “società ipercomplessa” (P. Dominici)
• Un nuovo ruolo dei corpi intermedi, che divengono corpi sociali non solo dello sviluppo , ma della democrazia economica.

 

Alessandro Mauriello per le rubriche Macro/Scenari e Cultura Economica di @euroeconomie


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