EU/ENG - The European paradigm is currently undergoing a radical recalibration within a fragmented global landscape. The 2026 Florence Report—the culmination of a collective analytical effort featuring 40 expert contributions under the editorship of Marco Buti, Giancarlo Corsetti, and Anna Peychev—articulates a necessary transition: the Union must maintain a firm grip on the integrity of its Single Market while evolving into a cohesive economic powerhouse.
The Editors and the Collective Endeavor
The report, produced under the aegis of the EUI’s EMU Lab, is distinguished by its analytical breadth, synthesising the perspectives of 40 internationally renowned experts. The three editors bring unparalleled expertise to this effort:
Marco Buti: Chief of Staff to the Commissioner for Economy and former Director-General at DG ECFIN, representing the vital nexus between economic theory and European institutional practice.
Giancarlo Corsetti: Professor of Economics at the EUI and CEPR Fellow; a world-leading macroeconomist specialising in international finance and sovereign debt crises.
Anna Peychev: Research Fellow at the EUI, with a focus on macroeconomic analysis and the architecture of resilient economic policy.
Context: The Sunset of "Reduced Responsibility"
For decades, the EU’s architecture thrived in the shadow of what the authors define as the "reduced responsibility model." It was an equilibrium that allowed Member States to outsource security to the American umbrella, macroeconomic stability to rigid fiscal rules, and prosperity to frictionless trade integration.
Today, this model is under fundamental revision. The 2026 Florence Report: Reconfiguring Europe in a Fractured Global Economy is more than an academic exercise; it is a policy manifesto. It acknowledges the demise of European exceptionalism in a world increasingly defined by the weaponisation of geoeconomics.
Escaping the "Low-Growth, High-Savings" Trap
According to the report’s synthesis, the core of Europe’s malaise lies not merely in technological lagging, but in a macroeconomic structure that stifles the dynamism required by the current era. The continent remains locked in a "low-growth, high-savings" trap, where private capital is inadequately channelled into productive, pan-European investment.
The central proposal is a pivot towards a Savings and Investment Union. This transcends a mere expansion of the Capital Markets Union, advocating for the implementation of common financial instruments essential to support European Public Goods. Defence, energy transition, and technological leadership require a central fiscal capacity that can no longer be delegated to national policy silos.
From Commercial Openness to Integrated Autonomy
The report addresses the fundamental trade-off between trade openness and economic security. In a context where global trade is increasingly weaponised, Europe can no longer afford to be solely a "normative power." The recommendations trace a new synthesis based on two pillars: (a) the integration of defence markets is a strategic necessity, not an option; and (b) interdependence between Member States must be managed through collective insurance mechanisms that ensure resilience without undermining fiscal discipline.
Conclusion: The Political Imperative
The 2026 Florence Report forces a binary choice: continue managing decline through institutional inertia, or accept the political cost of deep, functional integration. For the macroeconomic community, the message from this vast coalition of experts is unequivocal: without common spending capacity and coordinated industrial policy, the integration process will fail to deliver the strategic autonomy and economic momentum required to ensure the Union’s future prosperity.
The Florence Report, "Reconfiguring Europe in a fractured global economy", is available via the EMU Lab at the EUI’s Robert Schuman Centre. The pdf version of the report can be found here at this link: https://hdl.handle.net/1814/95065
European Economic Unit @euroeconomie.it*
*This is an analytical note from our think tank. It is not a journalistic article.

EU/ITA - Il paradigma europeo è in una fase di riattualizzazione in un rinnovato contesto di globalizzazione frammentata. Il Florence Report 2026 — frutto di un contributo analitico collettivo che raccoglie ben 40 saggi specialistici sotto la curatela di Marco Buti, Giancarlo Corsetti e Anna Peychev — delinea una transizione necessaria: l’Unione deve restare in ordinato controllo del mercato interno ma sapersi anche trasformare in un attore di potenza economica collettiva.
I Curatori e il Lavoro Collettivo
Il rapporto nasce sotto l'egida dell'EMU Lab dello European University Institute (EUI) e si distingue per la sua ampiezza analitica, riunendo le prospettive di esperti di rilievo internazionale. I tre curatori, figure di riferimento nel dibattito macroeconomico, guidano questo sforzo corale:
Marco Buti: Chief of Staff del Commissario europeo per l'Economia e già Direttore Generale presso la DG ECFIN, rappresenta il legame diretto tra la teoria economica e la prassi istituzionale europea.
Giancarlo Corsetti: Professore di Economia presso lo European University Institute e Fellow del CEPR, macroeconomista di fama mondiale esperto in finanza internazionale e crisi del debito sovrano.
Anna Peychev: Economista presso lo European University Institute, specializzata in analisi macroeconomica applicata e nel disegno di politiche economiche resilienti.
Il contesto: Fine della "Responsabilità Ridotta"
Per decenni, l’architettura dell’UE ha prosperato all’ombra di quello che i curatori definiscono il "modello di responsabilità ridotta". È stato un equilibrio che ha permesso agli Stati membri di delegare la sicurezza all'ombrello statunitense, la stabilità macroeconomica a regole fiscali spesso rigide e il benessere a un'integrazione commerciale priva di frizioni.
Oggi, quel modello è necessariamente in fase di ripensamento. Il Florence Report 2026, Reconfiguring Europe in a Fractured Global Economy, non è solo un’analisi accademica; è un manifesto politico di ampio respiro, costruito attraverso il contributo di 40 voci diverse, che prende atto del tramonto dell'eccezionalismo europeo in un mondo segnato dalla potenza geoeconomica.
Superare la trappola "low-growth, high-saving"
Il fulcro del problema europeo, secondo la sintesi emersa dai 40 contributi, non risiede solo nel ritardo tecnologico, ma in una struttura macroeconomica che non aiuta lo slancio dinamismo che l'epoca attuale necessita. L’Europa rimane vinolata, secondo i curatori e molti estensori del Report, in un eccesso di risparmio privato che non viene canalizzato verso investimenti produttivi di scala continentale.
La proposta centrale è il passaggio verso una Unione del Risparmio e degli Investimenti. Non si tratta di una mera estensione dell’Unione dei Mercati dei Capitali, bensì dell'implementazione di strumenti finanziari comuni necessari per sostenere i Beni Pubblici Europei. Difesa, transizione energetica e leadership tecnologica richiedono una capacità fiscale di livello centrale, non più delegabile alle sole politiche nazionali.
Dall'apertura commerciale all'autonomia integrata
Il rapporto solleva una questione di fondo: il trade-off tra apertura commerciale e sicurezza economica. In un contesto in cui il commercio globale è diventato un'arma, l'Europa non può limitarsi a essere un "potere normativo". Le raccomandazioni tracciano una nuova sintesi che muove da due assunti: a) l’integrazione dei mercati della difesa non è più una scelta, ma una necessità strategica. b) Il superamento dell'interdipendenza tra Stati membri deve realizzarsi attraverso meccanismi di assicurazione collettiva che garantiscano la resilienza senza compromettere la disciplina fiscale.
Conclusioni: La scelta politica
Il Florence Report 2026 impone una scelta chiara: continuare a gestire il declino attraverso l'inerzia istituzionale o accettare il costo politico di un'integrazione funzionale e profonda. Per gli analisti macroeconomici, il messaggio veicolato da questa vasta coalizione di esperti è inequivocabile: senza una capacità di spesa comune e una politica industriale coordinata, il processo di integrazione non procederà verso esiti che daranno all'Unione quella autonomia strategica e lo slancio economico che le compete e le serve per assicurare prosperità ai suoi cittadini.
European Economic Unit @euroeconomie.it*
*Nota a cura del nostro Think tank, non è un articolo giornalistico
.png)


