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Sulla riforma del Patto di Stabilità alleanze a geometrie variabili

25/04/2022 14:12

Euroeconomie

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A joint document was released on the sidelines of the April Eurogroup meeting, in which the Finance Ministers of Spain and the Netherlands- di Patrizia Gallo

Il documento ispano-olandese sul Patto di Stabilità

Sulla riforma del Patto di Stabilità e Crescita dell'Unione europea, si è registrata  la diffusione di un documento congiunto, a margine della riunione di aprile dell'Eurogruppo,  in cui le ministre delle Finanze di Spagna e Paesi Bassi, Nadia Calviño e Sigrid Kaag, hanno, in sintesi, riconosciuto la necessità di cambiare le regole di bilancio per gli Stati membri.

La mossa della "frugale" Olanda d'intesa con la "morbida" Spagna è significativa e di rilevante valore anche simbolico. Le due ministre  hanno chiesto norme sulle regole di bilancio "comprensibili, credibili e realistiche, in modo da renderle anche applicabili. Sono auspicati percorsi di riduzione del debito pubblico praticabili e sostenibili, più "su misura" per ogni situazione nazionale, che incoraggino  e non deprimano nuovi e importanti investimenti in grado di rivitalizzare le domade interne.

Per molti una mossa a sorpresa ma che, a ben vedere, riflette evoluzioni politiche in atto all'Aja, a dimostrazione di come le variabili politiche siano influenti sui negoziati tecnici e a dispetto degli incasellamenti rigidi in cui da tempo i Paesi sono collocati nella geopolitica dei progressi dell'integrazione europea. Il caso olandese appare, con la diffusione di questo documento, esemplare del fatto concreto che sono sempre possibili gli adeguamenti delle posture negoziali attribuite da sempre ad un fronte piuttosto che ad un altro. E sul fronte olandese del nuovo governo Rutte, un ruolo decisivo nei negoziati in sede di Eurogruppo è da due mesi interpretato proprio da Sigrid Kaag, l'astro nascente della sinistra liberale, che sta mettendo in campo tutto il peso in coalizione del secondo partito olandease. Come annunciato alle recenti elezioni, la Kaag approdata al dicastero delle finanze sta avviando un nuovo corso europeo del suo paese sui temi economici mettendo in ombra il dogma della “parsimonia” incarnato dall’ex ministro dell’Economia Vopk Hoekstra, e prima ancora di Eruen Dieselblum, in veste di presidente dell’Eurogruppo.

Il buon esito della  ricerca di sponde nell'Unione della ministra spagnola Calvino  - politica e tecnica di notevole esperienza e standing internazionale -  a favore di una riforma o sterlizzazione del Patto di Stabilità, avviene sicuramente su pieno mandato del governo Sanchez, interessato a non strozzare la ripresa del suo Paese e, in un quadro più ampio, a rafforzare il fronte che sostiene di non tornare a politiche di austerità nell'Unione europea.

 

Strategie di consolidamento più realistiche dei debiti più elevati

"In un contesto di livelli di debito più elevati, c'è bisogno di strategie di consolidamento più specifiche per paese e realistiche", si legge nella proposta di Calvino e Kaag. 
L'intesa delle due ministre, sfila i Paesi Bassi dal fronte  dal fronte comune dei paesi frugali contro i paesi del Sud ritenuti incapaci, a loro avviso, di moderare le spese?  E' presto per dirlo ma la proposta tende la mano ai Paesi che hanno accumulato debiti superiori al 100% del PIL e per i quali tornare all’obiettivo del 60%, vorrebe dire imporre, come noto, drastici tagli di bilancio. Al centro del dibattito c’è soprattutto la regola che impone di ridurre di un ventesimo l’anno la quota di debito pubblico che eccede il 60% del Pil. Con i livelli d’indebitamento causati dalla pandemia e dalla guerra, la maggior parte dei Paesi dovrebbero varare severe manovre d’austerità che non solo impedirebbero la ripresa, ma rischierebbero anche di causare una nuova recessione.
Nella proposta si sostiene che "investimenti pubblici di alta qualità" e "sforzi di investimento considerevoli" sono necessari per soddisfare le ambizioni verdi e digitali, lasciando intendere che gli investimenti dovrebbero essere trattati in modo diverso dalle altre spese nel calcolo del disavanzo. Il documento sostiene la "trasformazione degli obiettivi a medio termine in una semplice regola di spesa più facile da applicare e più anticiclica", con la possibilità per i governi di prendere in prestito in tempi di crisi e di tagliare i propri debiti in tempi di crescita economica.

 

E la "golden rule" ?

Non si fanno riferimenti specifici alla “golden rule”, la possibilità di ricorrere ad un maggior indebitamento pubblico per finanziare spese con ricadute di lungo periodo (come la transizione climatica e la trasformazione digitale) o beni pubblici europei (ricerca e innovazione, difesa, sicurezza, autonomia energetica, stabilità finanziaria).
L’introduzione di una golden rule europea potrebbe valere per il Pil italiano una crescita aggiuntiva compresa fra il 3,8 e il 5,4% entro il 2030, come dichiarato da Lilia Cavallari, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, durante un’audizione in commissione Bilancio alla Camera sulla comunicazione della Commissione europea dal titolo “L’economia dell’UE dopo la COVID-19: implicazioni per la governance economica”.

Sono due le ipotesi di investimenti: nel primo caso la deroga riguarderebbe tutti gli investimenti pubblici; nel secondo, invece, il maggiore indebitamento sarebbe concesso solo per gli investimenti a maggiore impatto in termini di moltiplicatore, come, ad esempio, gli investimenti pubblici in energia rinnovabile.
Secondo l’Upb, tutte e due le ipotesi produrrebbero benefici rilevanti in termini di crescita. Nel primo scenario, infatti, il Pil reale sarebbe nel 2030 più elevato del 3,8% rispetto allo scenario base; nel secondo caso, invece, il Pil reale sarebbe superiore del 5,4%.

 

Nuovi orizzonti, possibili recessioni. Si allontana l'ossessione del debito ?

Con lo scenario di guerra, alla vecchia divisione tra Paesi sovranisti e Paesi europeisti potrebbe quindi sostituirsi una nuova geografia politica in cui gli Stati membri con il vulnus di una forte dipendenza energetica dall'estero si vedrebbero costretti a frenare altri Paesi più convinti della necessità di  irrigidire le posture diplomatiche dell'Ue verso i grandi fornitori. Il fattore tempo dell'affrancamento della dipendenza energetica giocherà sicuramente un ruolo primario nei prossimi mesi così come la persistenza temporale del rigurgito inflazionistico. 
Le economie europee, sottoposte a crisi energetica e inflazionistica, potrebbero entrare ancora una volta in recessione, così come teme il Fondo monetario internazionale.

Gli shock degli ultimi tre anni hanno inoltre spiazzato un sistema economico europeo fondato sulle esportazioni e su evidenti sottovalutazioni dell'importanza del sostegno alle domande interne. In soccorso alle economie fiaccate dalla pandemia è stato lanciato dalla Commissione europea il NextGenerationEU e la Banca centrale europea ha tenuto a lungo attivo il Pepp, il programma di acquisto dei titoli di debito emessi dai paesi in difficoltà. 

Ora, giunti alla tarda primavera del 2022, per fronteggiare una nuova recessione, complice una guerra fra due Paesi fornitori di materie prime ed alimentari, o scongurare che si manifesti sotto forma di stgflazione, la riforma del Patto di Stabilità o quanto meno un suo congelamento anche nel 2023, aiuterà ad articolare manovre ad hoc per ogni Paese com auspicano nel documento le ministre delle Finanze di Spagna e Paesi Bassi. 

In questo quadro, è noto che si ritrovano anche posizioni che giungono ad auspicare la cancellazione dei titoli di debito acquisiti nel passato dalla BCE e presenti nel suo bilancio, pari a un quarto circa dei debiti complessivi degli stati, e che consentirebbe ai governi di attuare più agevolmente manovre efficaci di investimento pubblico per rilanciare l’economia.

In questa situazione, le strategie fiscali restrittive caratteristiche della UE del Fiscal Compact se riproposte contribuirebbero ad aggravare le condizioni attuali.

Un fronte trasversale all'interno degli Stati membri di forze e leader ostili ad una nomalizzazione fatta di ritorno all'austerità, può giovare alla causa di una integrazione economica europea meno fondata sul rigore e più attenta alle ricadute sociali delle politiche adottate. E il documento ispano-olandese sulla riforma del Patto, sospeso fino a dicembre, è uno dei contributi destinati ad avvicinare le opposte visioni su come procedere nel lungo viaggio della coesione economica europea.

 

 

Patrizia Gallo @euroeconomie

 


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